Tutto quello che ci rende scontenti ci stimola ad uscire per un istante da quel vaso o quella scatola che ci sta contenendo. La scontentezza è un segnale che il mondo che abbiamo attorno non ci è più sufficiente, perciò dobbiamo cercare qualcosa di nuovo, renderci conto che possiamo realizzare molto di più nella nostra vita e sviluppare a pieno le nostre capacità sopite.

Felice è chi sa un po’ accontentarsi, chi sa scorgere il sereno tra le nubi, chi sa vedere il cielo in una stanza, e, quindi, gioirne in ogni circostanza.
Felice è chi riesce pure ad involarsi, chi scruta e ascolta oltre gli orizzonti, chi vede positivo in ogni esperienza, offrendo il meglio alla sua esistenza.
Felice è l’essere che sa investigarsi, che sa focalizzare i suoi reali bisogni, che non accetta nessuna sudditanza, rimanendo libero in ogni contingenza.
Felice è l’essere che non sa mentirsi, che sa convivere con le sue passioni, che non si piega a nessuna sentenza, affrancando il cuore da ogni ordinanza.
Felice è chi sa vivere senza svalutarsi, chi crede fermamente in sé, tutti i giorni; chi non si abbatte davanti all’incertezza, affrontando il fato con olimpica pazienza.
Felice è chi preferisce non corrucciarsi, chi sa cogliere il piacere, come dei fiori; chi vede il bello/buono in ogni essenza, rinnovando a pieno la propria sostanza.
Felici sono coloro che sanno sospirarsi, che sanno volersi bene anche nei sogni, che stringono nel cuore la loro certezza, essendo frammenti di una sola evidenza.

La felicità è un percorso, non una destinazione.
C’è un’ape che si posa
su un bocciolo di rosa:
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.

La felicità? disse il bell’uccello e rise con il suo becco dorato,
– la felicità, amico, è ovunque, sui monti e nelle valli, nei fiori e nei cristalli.

Siamo abituati a pensare che contentezza e felicità siano sinonimi, tuttavia il loro significato indica uno stato dell’anima differente, c’è un’enorme differenza sia nel significato dei due termini, sia nelle azioni che coinvolgono queste due condizioni esistenziali.
La parola “contento” viene dalla parola “contenere” e ci fa pensare ad un contenitore dove, per sua natura, possiamo inserire solo una certa quantità di elementi, in base al limite dettato dalla capienza del contenitore, come un vaso che può contenere solo una determinata quantità di terra.
Ciò significa che la persona contenta si contiene nelle sue azioni: sta bene nel mondo di cui fa esperienza ogni giorno e questo status quo la fa sentire protetta. Rimane nel suo vaso.
Conosciamo questo concetto con il termine comfort zone, una condizione che ci dà una sensazione di benessere e… contentezza.

Quindi, accontentarsi vuol dire contenersi e “chiudersi”, un po’ come se fossimo in una scatola. Una persona contenta della propria vita si rinchiude in ciò che già ha ed in ciò che già è. Non lascia spazio ad imprevisti o a tentativi di esplorare qualcosa di nuovo, che potrebbe rivelarsi rischioso. La sua ricerca di certezze la tratterrà nel rassicurante status quo.
Si tratta di una condizione statica, che implica un blocco nella propria crescita personale. Eppure, anche le persone contente possono avvertire la mancanza di qualcosa di profondo del quale non hanno piena coscienza, qualcosa di impalpabile, che sfugge alla loro comprensione.

La felicità porta novità
Pensiamo alla parola inglese happy.
“Happy” viene dal verbo “to happen” e significa “accadere”. Quindi, la persona felice è quella che lascia che le cose accadano nella sua vita.
In italiano, il termine “felicità” deriva da “felix”, che significa fertile. La felicità rappresenta la fertilità di avvenimenti, lasciare che, attraverso di noi, la vita accada. Se siamo felici generiamo continuamente cose nuove semplicemente perché quello che già abbiamo non ci è sufficiente.
La persona felice si sente libera di essere se stessa e si apre al mondo esprimendo i propri bisogni e la propria curiosità. Vuole che le cose accadano e non teme l’imprevedibilità, anzi, la accoglie con entusiasmo e desiderio, mettendosi in gioco nel cambiamento.
Possiamo essere felici: possiamo guardarci intorno, possiamo aprirci al nuovo e possiamo iniziare a desiderare che qualcosa ci accada, uscendo da quella scatola che tenta di rinchiuderci. Se siamo felici possiamo scrivere una nuova storia, tutta nostra.

Quando sei felice non torni più indietro
Le persone felici rompono i ponti con il passato e cambiano radicalmente, creando la propria vita momento dopo momento, in base ai desideri che realizzano e alle scoperte a cui giungono.
La felicità è semplicemente quel senso che ci fa sentire bene quando facciamo, pensiamo, diciamo ciò che è bene per noi, e ci dà sensazioni sgradevoli o deprimenti in caso contrario. Non vi è guida migliore nella vita d’ogni giorno.
La felicità è un senso come l’udito o l’olfatto ma, mentre i nostri cinque sensi sono rivolti all’esterno, la felicità agisce dentro di noi. La felicità è la migliore compagna che potremo mai avere per realizzare chi siamo davvero, permettendoci di conoscerci a fondo e guidandoci verso il miglior futuro che potremmo mai desiderare.

Fin quando dai la caccia alla felicità,
non sei maturo per essere felice,
anche se quello che più ami è già tuo.
Fin quando ti lamenti del perduto
ed hai solo mete e nessuna quiete,
non conosci ancora cos’è pace.
Solo quando rinunci ad ogni desiderio
e non conosci né meta né brama
e non chiami per nome la felicità,
allora le onde dell’accadere non ti raggiungono più
e il tuo cuore e la tua anima hanno pace.

Solo quando rinunci ad ogni desiderio e non conosci né meta né brama
e non chiami per nome la felicità, allora le onde dell’accadere
non ti raggiungono più e il tuo cuore e la tua anima hanno pace.

Vi è un incanto nei boschi senza sentiero.
Vi è un’estasi sulla spiaggia solitaria.
Vi è un asilo dove nessun importuno penetra
in riva alle acque del mare profondo,
e vi è un’armonia nel frangersi delle onde.
Non amo meno gli uomini, ma più la natura
e in questi miei colloqui con lei io mi libero
da tutto quello che sono e da quello che ero prima,
per confondermi con l’universo
e sento ciò che non so esprimere
e che pure non so del tutto nascondere.

La felicità è amore, nient’altro. Felice è chi sa amare. Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa senta se stessa e percepisca la propria vita. Felice è dunque chi è capace di amare molto. Ma amare e desiderare non è la stessa cosa.
L’amore è il desiderio divenuto saggezza; l’amore non vuole possedere; vuole soltanto amare.

Lo spreco della vita si trova nell’amore che non si è saputo dare… nel potere che non si è saputo utilizzare, nell’egoistica prudenza che ci ha impedito di rischiare e che, evitandoci un dispiacere, ci ha fatto mancare la felicità.

Quanto è felice la piccola pietra
che rotola sulla strada tutta sola
e non si preoccupa della carriera
e non teme le esigenze
il cui cappotto di bruno elementare
indossa un universo passeggero,
e indipendente come il Sole
si accompagna o brilla sola,
seguendo una volontà assoluta
con spontanea semplicità.

Il miglior momento della giornata è una persona.

Il mondo è così totalmente e meravigliosamente privo di senso che riuscire ad essere felici non è fortuna è arte allo stato puro.

La felicità è con noi sin dal momento della nascita. Non importa il luogo in cui veniamo al mondo, la cultura o la religione che ci influenzano, o se nasciamo ricchi o poveri, belli o brutti. Tutti possiamo essere felici, perché la felicità è il nostro stato naturale. L’importante è che tu oggi decida di evolvere.
La verità è che, se non lo fai tu, nessuno potrà farlo al tuo posto. Ricorda sempre che dove va la tua mente, là va anche il tuo cuore.

E se fa male, utilizza il distacco.
Accogli il dolore.
Prenditi il tuo tempo.
Aggiustati dentro.
Guarisciti all’interno.
E’ la scelta tra ciò che ti fa stare bene e ciò che ti distrugge; fra la virtù e il vizio. Niente può portarti alla felicità se non la tua scelta di seguire quello che ti fa bene.
LOL


