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Oltre l’Infinito

Forse solo chi vuole s’infinita.

Sempre caro mi è stato questo colle solitario e questa siepe che per gran parte impedisce di vedere un tratto dell’orizzonte. Ma stando seduto e guardando, immagino spazi interminabili oltre la siepe, e silenzio profondissimo e quiete assoluta tanto che il cuore quasi si spaventa. Quando sento le foglie delle piante stormire al vento, paragono la voce del vento con quel silenzio infinito: e mi viene in mente il pensiero dell’eternità, il passato ormai morto e l’oggi, presente e vivo, con il suo suono. Così, in questa immensità, annega il mio pensiero: e mi è dolce naufragare in questo mare

E’ l’immaginazione quella forza misteriosa che ci consente di superare tutti gli ostacoli e le barriere, esteriori e interiori, per assorbire e trascendere la realtà in una nuova e profonda esperienza, sentimentale e fantastica, dell’infinito spaziale e temporale. I versi di Leopardi descrivono un uomo senza tempo in contemplazione di qualcosa che non può vedere, qualcosa di infinito come l’immaginazione.

Dove il nostro sguardo non giunge, lo fa quello interiore. L’immaginazione è la forza che abbiamo per superare gli ostacoli, dunque.

Zibaldone, 1820

L’infinito ha la capacità di squarciare orizzonti e suscitare emozioni sempre nuove nel lettore. Il poeta, spirito inquieto e solitario, siede pensieroso sull’altura del monte Tabor, a ridosso di una siepe, che impedisce lo sguardo ma che pure suscita in lui una riflessione sulla capacità dell’immaginazione di trascendere il reale, prima portandolo verso spazi senza fine e silenzi che vanno oltre ogni possibile umana comprensione e poi lasciandogli percepire una quiete assoluta e una sensazione di smarrimento. Il rumore delle foglie e delle fronde, agitate dal vento, riporta alla realtà il poeta, ma allo stesso tempo evoca l’eternità, suggerendogli l’idea di infinito temporale, che avvolge le stagioni dell’uomo passate e presenti.

Leopardi, dunque, si concentra decisamente sulla propria interiorità, rapportandola ad una realtà spaziale e fisica, in modo da arrivare a ricercare l’Infinito. L’esercizio poetico si pone allora come superamento di ogni capacità percettiva, di cui la natura è il limite, visivamente rappresentato dalla siepe. Tra un impenetrabile silenzio e il suono della natura, il pensiero riesce a superare la contingenza di quel che lo circonda, arrivando a cogliere l’inafferrabile universalità dell’infinito.

L’infinito, però, nella visione dell’autore, non è reale, ma frutto dell’immaginazione dell’uomo. Esso rappresenta lo slancio vitale e la tensione verso la felicità propri di ogni uomo, richiamando così al principio stesso del piacere, quello di trovarsi in bilico tra la perdita del sé e il piacere che da ciò deriva. Per Leopardi, il desiderio di piacere è destinato a rinnovarsi attraverso sempre nuove sensazioni e allo stesso tempo a scontrarsi inevitabilmente con il carattere provvisorio della realtà. Ma se l’uomo non può essere appagato dai piaceri finiti dell’esperienza umana, questo limite non persiste nel campo dell’immaginazione, che diventa la via d’accesso ad un sentimento di piacere che si fonde con l’infinità del mare dell’essere. Una considerazione che cristallizza perfettamente il pessimismo del Leopardi, consapevole della vanità del suo tendere a un piacere assoluto e del fatto che sia tutto solamente frutto della sua immaginazione, destinato a scontrarsi inevitabilmente con i limiti imposti dalla vita umana: lo spazio, il tempo, la morte.

Silvia Pino
Giornalista

L’immaginazione è una vera avventura. Guardati dall’annotarla troppo presto perchè la rendi quadrata e poco adattabile al tuo quadro. Deve restare fluida come la vita stessa che è e diviene

In viaggio oltre l’infinito

Ci sono due infiniti che mi confondono: quello nella mia anima mi divora; quello che mi circonda mi schiaccia.

La bellezza di un sorriso è mescolare in giuste proporzioni il finito e l’infinito…
Hai sorriso oggi?

Il mio slancio è infinito come il mare e non meno profondo è il mio amore; più te ne dono più ne posseggo perchè entrambi sono infiniti.

L’infinito è sempre in vantaggio di un pensiero, avanti di una galassia rispetto alla nostra immaginazione.

Cosa direbbe l’Universo se l’Infinito chiedesse più Spazio?

Il fascino assurdo dell’amore sta nel trovare il mistero in un solo essere, nello scoprire – o piuttosto nell’inventare – un infinito in un’esistenza di sconcertante finitudine.

Ma alla fine, cos’è un uomo nella natura? Un nulla davanti all’infinito, un tutto davanti al nulla, qualcosa di mezzo tra il nulla e il tutto, infinitamente lontano dal comprendere gli estremi.

Il fine e il principio delle cose gli sono inesorabilmente nascosti da un segreto impenetrabile.

Tra questa immensità

s’annega il pensier mio:

e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Cosa vuole la cultura? Rendere comprensibile l’infinito. Vuole creare ordine − non sempre, ma spesso. E come esseri umani, come facciamo ad affrontare l’infinito? Come possiamo afferrare l’incomprensibile? Attraverso liste, cataloghi, collezioni nei musei, enciclopedie e dizionari.

Il numero di Realtà è infinito. Il numero di ogni sottoclasse di Realtà è infinito. Ad esempio, il numero di Realtà che contengono l’Eternità è infinito, il numero di Realtà che non la contengono è infinito, il numero di Realtà in cui l’Eternità esiste ma viene abolita è infinito.

Ogni cosa o è principio o deriva da un principio: ma dell’infinito non c’è principio, ché sarebbe il suo limite. Inoltre è ingenerato e incorruttibile, in quanto è un principio, perché di necessità ogni cosa generata deve avere una fine e c’è un termine di ogni distruzione. Perciò, come diciamo, esso non ha principio, ma sembra essere esso principio di tutte le altre cose e tutte abbracciarle e tutte governarle, come dicono quanti non ammettono altre cause oltre l’infinito.

Ma di certo, l’enigma più grande e straordinario, ancora più che l’universo, è la nostra mente, di cui ancora sappiamo tanto poco, molto meno di quello che essa ha capito dell’universo.

Il fatto è che lei vede ma non osserva; qui sta la differenza!

Il teatro: un modo per cambiare il mondo

Il teatro, da sempre, è un potente mezzo di comunicazione e di riflessione; non solo una forma d’arte tra le più interessanti e complesse, ma anche uno strumento di critica sociale e di trasformazione. Sì perché il bello della trasformazione di cui stiamo parlando è che non bisogna essere artisti, attori o registi per farne parte. Basta sedersi in platea ed assistere con cuore e mente aperti a quello che viene portato in scena per portare fuori dal teatro un piccolo seme di questa rivoluzione culturale. 

In tempi di crisi e di incertezza, il teatro può diventare quel faro che illumina la strada, guidando la società verso un futuro migliore. Ma chi è veramente questo protagonista? È l’artista che, con la sua creatività, sfida le convenzioni e propone nuove visioni. È lo spettatore che si lascia trasportare dalla magia del palcoscenico e si interroga sul mondo che lo circonda. È la comunità che si riconosce in una storia e decide di agire per cambiare la realtà.

Il teatro ha sempre riflettuto l’immagine della società in cui è immerso. È uno specchio che ci mostra chi siamo, con tutte le nostre luci e ombre. Ma non è solo un semplice riflesso: è anche una finestra su mondi possibili, su realtà alternative in cui possiamo immaginare un futuro diverso. In questo senso, il teatro non è solo un modo per cambiare il mondo, ma è anche un modo per immaginarlo.

Il teatro ha il potere di cambiare il mondo, ma per farlo è necessario un impegno attivo da parte di tutti.

Io so e non so perché lo faccio il teatro ma so che devo farlo, che devo e voglio farlo facendo entrare nel teatro tutto me stesso, uomo politico e no, civile e no, ideologo, poeta, musicista, attore, pagliaccio, amante, critico, me insomma, con quello che sono e penso di essere e quello che penso e credo sia vita.Giorgio Strehler

Il teatro “Franco Bicini” è un teatro civico, la cui gestione è stata affidata dal Comune di Perugia all’Associazione culturale “Club Canguasto” che utilizzava in passato questo spazio come magazzino.

Col nome di Franco Bicini si è voluto rendere omaggio ad un autore che si è espresso magistralmente nei vari ambiti dello spettacolo: teatro, radiotelevisione.

Il Teatro F. Bicini” la cui programmazione è iniziata il 3 gennaio 2015 con la commedia brillante “Quando piovono gli angioletti” presenta commedie in dialettoin linguamoderne e classichecabaretconcertiteatro musicareading di poesia ed altro, eventi culturali vari.

Spettacoli & Eventi in Italia – Portale Italiano di Teatro e Spettacolo
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Approfondimenti:

La Grecia antica e l’invenzione del teatro

I due generi principali: tragedia e commedia

La tragedia

La commedia

I teatri antichi più belli del mondo

La tragedia e la commedia nell’antica Roma

Concetti chiave

Domande e risposte

Il teatro e la poesia, in particolare la poesia che esplora concetti di infinito, possono essere considerati come due forme d’arte profondamente interconnesse, che si influenzano e si arricchiscono a vicenda. In entrambi i casi, si cerca di trascendere i limiti della realtà, di raggiungere una dimensione superiore, di cogliere l’essenza dell’infinito.

Il Teatro:

  • Lo spazio scenico come confine: Il teatro, con il suo spazio scenico definito, può essere visto come un confine, una barriera che delimita la rappresentazione. Tuttavia, questo confine stesso può essere sfidato, utilizzato per creare un’esperienza di spazio che va oltre i limiti fisici, portando il pubblico a percepire la vastità dell’infinito.
  • L’attore come interprete dell’infinito: L’attore, attraverso la sua performance, può incarnare un personaggio che cerca di raggiungere l’infinito, di sfuggire alla contingenza della vita, di immergersi nella dimensione spirituale. La sua interpretazione può rendere tangibile il desiderio di trascendenza che è alla base della poesia.
  • La luce e il suono come strumenti per l’infinito: Gli elementi scenici, come la luce e il suono, possono essere utilizzati per creare atmosfere che evocano lo spazio infinito, la quiete, la vastità. La luce può trasformare uno spazio limitato in un universo, il suono può ampliare la percezione dell’infinito.

La Poesia:

  • Il linguaggio come strumento per trascendere: La poesia, attraverso il linguaggio, cerca di esprimere l’ineffabile, di cogliere l’infinito in parole, di creare immagini che lo rappresentino.
  • La natura come metafora dell’infinito: La natura, con la sua vastità e bellezza, è spesso utilizzata come metafora dell’infinito. Il poeta può osservare la natura e, attraverso la sua sensibilità, cogliere l’infinito che essa contiene.
  • L’infinito come tema centrale: Molti poeti, come Leopardi, hanno esplorato il tema dell’infinito come un’esperienza fondamentale dell’esistenza umana. L’infinito è un desiderio, una ricerca, una dimensione che trascende la realtà.

L’interazione tra teatro e poesia:

  • La poesia come ispirazione per lo spettacolo: La poesia può essere fonte di ispirazione per la creazione di spettacoli teatrali. Poemi possono essere adattati, tradotti in linguaggio teatrale, utilizzati come base per nuove performance.
  • Il teatro come medium per la poesia: Lo spettacolo teatrale può essere utilizzato per presentare la poesia a un pubblico più ampio, per creare un’esperienza che va oltre la lettura, coinvolgendo l’uditorio in modo più diretto.
  • La fusione dei due linguaggi: È possibile sperimentare una fusione tra i due linguaggi, creare spettacoli che utilizzano sia la poesia recitata che la performance scenica, creando una nuova forma d’arte che esplora la dimensione dell’infinito.

In sintesi, sia il teatro che la poesia, in particolare la poesia che affronta il tema dell’infinito, sono espressioni dell’animo umano che cerca di trascendere i limiti della realtà, di raggiungere una dimensione superiore, di cogliere l’essenza dell’infinito. L’interazione tra i due linguaggi può arricchire la percezione dell’infinito, rendendola più vivida e coinvolgente.